Porta Aperta

Lo confessiamo, Portaverta nasce da un piccolo furto. Un furto in fondo naturale, perché l’omonima canzone di Lorenzo Monguzzi ci ha costantemente accompagnati nel periodo gestazionale di questo progetto. Fra una birra e un messaggio vocale, ci siamo ritrovati a fischiettarne il ritornello quasi inconsapevolmente per poi renderci conto di aver trovato, proprio in quella canzone, il modo per trasmettere al meglio il nostro intento. Portaverta è un sussulto di umanità e consapevolezza, una sorta di manifesto programmatico, una sfida che descrive il senso del nostro impegno. 

 Lo scopo principale di questo portale sarà quello di raccontare le storie e le iniziative di chi ha deciso di essere in prima linea nella costruzione di una società interculturale, di chi si batte per l’uguaglianza, di chi si mette ogni giorno in gioco nella lotta per i diritti propri e altrui. 

Portaverta sarà una cassa di risonanza per queste realtà , al fine di creare un ‘network locale’ costituito da pratiche positive e dalle esperienze delle persone che le animano. 

Ci piace considerare questo progetto, come una chiave diversa con cui leggere la società in cui viviamo, un punto di incontro dove scoprire e percorrere le possibili alternative ad una realtà che ci viene quasi sempre rappresentata come immutabile. Vogliamo promuovere, nel nostro piccolo, un’ informazione seria e pertinente per diffondere pratiche e mobilitare il maggior numero di persone.  

Portverta nasce per evolvere e modificarsi con i contributi e le idee di chi vorrà partecipare al progetto.

Appena compirai il primo passo in questa piccola realtà, sarai anche tu Portaverta, nella consapevolezza, che il nostro è un impegno partigiano, nel senso più puro del termine. Come scrisse Antonio Gramsci noi crediamo che “vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita”.

Concludiamo questa breve presentazione del nostro progetto con alcune parole che Alex Langer scrisse nel 1995 al punto 8 del suo “Tentativo di decalogo per la convivenza inter-etnica”. La lettura di queste righe è una delle ragioni che ci ha spinto a dare vita a questo spazio. 

“[…]In ogni situazione di coesistenza inter-etnica si sconta, in principio, una mancanza di conoscenza reciproca, di rapporti, di familiarità. Estrema importanza positiva possono avere persone, gruppi, istituzioni che si collochino consapevolmente ai confini tra le comunità conviventi e coltivino in tutti i modi la conoscenza, il dialogo, la cooperazione. La promozione di eventi comuni ed occasioni di incontro ed azione comune non nasce dal nulla, ma chiede una tenace e delicata opera di sensibilizzazione, di mediazione e di familiarizzazione, che va sviluppata con cura e credibilità. Accanto all’identità ed ai confini più o meno netti delle diverse aggregazioni etniche è di fondamentale rilevanza che qualcuno, in simili società, si dedichi all’esplorazione ed al superamento dei confini: attività che magari in situazioni di tensione e conflitto assomiglierà al contrabbando, ma è decisiva per ammorbidire le rigidità, relativizzare le frontiere, favorire l’inter-azione. […]”

Andrea & Simone

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