Civati, ospite di Covo martedì 30, ci racconta il suo impegno contro xenofobia e indifferenza.

Pippo Civati sarà ospite di “Covo – Organizzazione Varesina di Orientamento e Cultura” il 30 ottobre (ore 21) presso l’Informagiovani di Via Como 21 (Varese), per presentare “Voi sapete. L’indifferenza uccide”, un atto di denuncia contro i potenti del mondo che spazza via la coltre di ipocrisia e indifferenza sui campi di detenzione e sul mercato schiavistico in Libia. 
Gli abbiamo chiesto di raccontarci del suo impegno in prima persona e delle ragioni che lo spingono a girare l’Italia per incontrare chi resiste a razzismo, ingiustizie e indifferenza. E’ stato tanto gentile da inviarci queste righe.  
Sono stato ‘ospite’ di don Biancalani, di Mimmo Lucano, del Ciac di Parma, degli Sprar della Valcamonica e del Vicentino. Sono stato ‘accolto’ da mediatori culturali e amministratori, che contribuiscono da anni a rendere sicura la nostra società. Sono stato ‘bloccato’ sul molo della Diciotti, insieme a centinaia di cittadini catanesi. Con Stefano Catone, da dieci anni, lavoriamo per denunciare le discriminazioni e la xenofobia che entra nelle ordinanze e nei decreti. Offriamo un punto di vista diverso sui fenomeni di cui tutti parlano, senza conoscerli se non per sentito dire. Rispondiamo a chi vuole mettere «noi» contro di «loro» che non è un progetto di società, ma un’inutile e pericolosa propaganda, quella che chi attualmente governa il paese ha scelto come vera e unica battaglia.
Negare la convivenza, aumentare le tensioni, auspicare divisioni e conflitti serve solo ad aumentare il «capitale disumano» da investire nella prossima sfida elettorale. Mi è capitato di rileggere quello che Alex Langer diceva (era il 1994) quando le migrazioni si imposero sulla scena politica italiana. Lo ripropongo qui, senza aggiungere altro:
oggi in Europa e in particolare nelle grandi città la compresenza di persone di lingua, di cultura, di religione e spesso di colore della pelle diversa, sarà sempre meno un’eccezione e sarà sempre più una regola.
Credo che noi dobbiamo dirci – se vogliamo un futuro amico – che abbiamo, semplificando, due scelte e le dico molto brutalmente: una scelta è quella che ultimamente è diventata famosa con il termine di «epurazione etnica» – ripulire ogni territorio dagli altri, rendere omogeneo, rendere esclusivo, etnicamente esclusivo un territorio, e quindi dire che chi non diventa uguale agli altri perché vuole coltivare la sua diversità o chi semplicemente viene cacciato da lì, cioè non gli viene neanche permesso di integrarsi, se ne vada, con le buone o con le cattive, fino allo sterminio. Una possibilità è l’epurazione etnica e l’esclusivismo etnico, l’altra possibilità è quella che ci attrezziamo alla convivenza, che sviluppiamo una cultura, una politica, un’attitudine alla convivenza, cioè alla pluralità, all’ascoltarsi prima ancora che al parlarsi tra diversi, all’essere in grado di riconoscere che ogni luogo della terra, ogni nostro luogo a noi familiare non diventa meno familiare, meno amico a noi, se oltre a noi c’è anche qualcun altro.
Giuseppe Civati

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