La memoria perduta di Gorée

La memoria storica, è uno dei beni di maggior valore della società civile ed è un dovere morale, prima ancora che civico, prendersene cura ed alimentarla. Senza attenzione per il passato e per i suoi messaggi, una comunità rischia di perdere di vista il proprio vissuto, mettendo da parte gli insegnamenti e il senso di identità che il suo percorso storico ha portato in dote.  In una società globale come la nostra, l’importanza di raccogliere e decodificare i messaggi che ci ha lasciato la storia, è più che mai fondamentale per non incorrere in quelli che Gian Battista Vico, ha definito ‘ricorsi storici’. Il filosofo Napoletano, infatti, ha teorizzato un modello in cui la storia procede in maniera progressiva, in un cammino in cui anche la ragione e l’evoluzione, sono fallibili e destinate a non imporsi. In questa visione, quando il raziocinio e la cultura vengono meno, l’uomo perde il contatto con il passato e le proprie radici, credendo di poter autodeterminare in maniera arbitraria la sua storia, permettendo l’imposizione di un regresso storico, con il riproporsi di barbarie che si pensavano ormai superate.
Il modello ‘Vichiano’, è perfettamente aderente al periodo che stiamo vivendo, in cui la curva evolutiva ha subito una brusca frenata e sta effettuando un triste cambio di rotta.

Negli ultimi mesi, ci siamo purtroppo abituati a sentir parlare di Lager Libici, tratte dello schiavismo, violenze e deportazioni di massa. Questo trend tendente alla disumanità, tuttavia, non è tipico dei nostri tempi, anzi, è un tragico retaggio, l’eco distorto, di quanto accaduto in Africa per circa tre secoli. Il caso dell’isola senegalese di Gorée è un chiaro esempio di come la civiltà contemporanea abbia cancellato una parte del proprio passato, dimenticandosi di fatto le barbarie commesse.

Gorée, oggi, è una rinomata meta turistica a pochi chilometri da Dakàr, le cui vie colorate popolate da mercatini ed artisti di strada, nascondono ai più la triste storia dell’isola. Fra il 1536 e il 1848, il sito senegalese (Patrimonio UNESCO dal 1978) è stata la porta dell’inferno per milioni di africani, in quello che era considerato come il crocevia per il ‘Nuovo Mondo’ sul cammino della tratta degli esseri umani.
Quello che oggi è il teatro di numerosi festival musicali, un tempo era un vero e proprio mercato di Schiavi, dove i negrieri esponevano le loro ‘merci’, pronte ad essere esaminate ed acquistate dai Coloni Europei per le piantagioni del nuovo continente.
L’iter era più che mai semplice e ricorsivo: uomini, donne e bambini, rapiti dalle loro terre, venivano deportati a Gorée e rinchiusi per tre mesi nelle anguste celle delle ‘Case degli Schiavi’, solo quando raggiungevano un peso e una stazza fisica appetibile ai compratori, venivano sottoposti ai ‘clienti’ e si avviavano verso il punto di maggiori interesse storico dell’isola. La porta del ‘Non Ritorno’ è, infatti, considerata il simbolo di Gorée e della sua storia tragica, rappresentando l’ultimo passo degli schiavi verso il nuovo mondo. Il sito non è altro che una semplice porta sull’oceano atlantico, che accompagnava i deportati sulle navi dirette verso le Americhe. Ad oggi, non è possibile stabilire con certezza il numero di persone che attraversarono questa porta (si parla di diversi milioni), quello che è certo, invece, è che la dignità umana, su questa colorata isola, perse di fatto il proprio valore.

La storia di Gorée non è dissimile da tante altre che abbiamo imparato a conoscere e a non dimenticare, tuttavia, sempre più raramente il ricordo di quelle barbarie viene rievocato. Esserci dimenticati di questa fetta oscura della storia dell’uomo ha reso possibile il presentarsi di nuove e ancora più tragiche vicende. La civiltà contemporanea, arrivata al suo apice, non ha mosso un passo in più verso l’evoluzione, anzi, i nostri principi e stili di vita stanno inesorabilmente regredendo a comportamenti propri di epoche da sempre definite ‘oscurantiste’.

La soluzione, tuttavia, è quanto mai semplice…

Simone

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...