#3annisenzaGiulio – Perchè sarò in piazza a ricordare Giulio Regeni

#3annisenzaGiulio è la mobilitazione lanciata da Amnesty International per venerdì 25 gennaio, con l’obiettivo di ricordare Giulio Regeni a tre anni dal suo sequestro e dal suo assassinio. A Varese ci troviamo  alle 19.30 in Via Sacco, all’ingresso dei giardini estensi, per un’adunata silenziosa. 

 

“Caro Giulio, ti hanno rubato la vita, sarebbero 31”. Con queste parole la madre di Giulio Regeni, Paola Deffendi, ha ricordato il figlio il giorno del suo compleanno, lo scorso 15 gennaio.

Il 25 gennaio del 2016 Giulio Regeni scompare dal Cairo. Si trova nella capitale egiziana perché sta svolgendo un dottorato di ricerca sui sindacati indipendenti egiziani per conto dell’università di Cambridge. Il suo cadavere viene trovato alcuni giorni dopo,  il 3 febbraio. E’ seminudo e il suo corpo mostra evidenti segni di tortura.

La madre dichiara “l’ho riconosciuto dalla punta del naso, Giulio non era in guerra, faceva ricerca e l’hanno torturato”.

A tre anni di distanza non esiste una verità giudiziaria su quanto accaduto a Giulio. Le uniche certezze sono i depistaggi operati dal regime egiziano, i tentativi di insabbiare la vicenda, la scarsa collaborazione delle autorità egiziane nelle indagini. Certo è che nei giorni in cui Giulio venne rapito, torturato e ucciso il regime del generale Al Sisi affermava il proprio potere reprimendo nel sangue qualsiasi voce critica, chiudendo con la forza qualsiasi spazio di dissenso. Certo è che già nell’estate del 2017 il governo italiano ha deciso di far tornare il proprio ambasciatore in Egitto.

La procura di Roma ha condotto delle indagini che hanno portato all’iscrizione nel registro degli indagati dei nomi di cinque militari egiziani: un generale, due colonnelli, un maggiore e un assistente. Nel  rapporto elaborato dai poliziotti del Servizio centrale operativo e dai carabinieri del Ros  si parla di “elementi che ne evidenziano il coinvolgimento nel sequestro di persona di Giulio Regeni”. Senza la collaborazione diretta delle autorità giudiziarie egiziane, però, dare seguito a queste indagini è impossibile. E per ora la strada politico diplomatica  non spinge verso una soluzione, poiché al di la dei proclami nelle conferenze stampa il  governo italiano non sembra voler alzare la voce e preferisce coltivare buoni rapporti col regime di Al Sisi.

La sorte toccata a Giulio Regeni è stata condivisa da migliaia di donne e uomini caduti vittime della repressione. Ogni giorno sparizione forzate, torture, processi sommari, censura e incarcerazioni sono la realtà che vivono gli attivisti e gli oppositori del regime egiziano.

Penso che scendere in piazza e ricordare Giulio e tutti coloro che hanno condiviso un destino simile,  in un momento di raccoglimento spontaneo e collettivo, sia il modo migliore per impedire che si spengano i riflettori su questo caso. Incontrarsi e coltivare insieme la memoria è un antidoto all’indifferenza e un monito per chiunque preferirebbe che questo caso venisse dimenticato:

noi continueremo a ricordare e a chiedere verità e giustizia per Giulio Regeni!

Andrea

 

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