“Rifugiato, un’odissea africana” – Emmanuel Mbolela a Tradate

L’incontro con Emmanuel Mbolela, che si svolgerà al Kinesis di Tradate in via Carducci 3 (ore 21) il prossimo 5 marzo, fa parte dell’impegno antirazzista che ha da sempre caratterizzato il Kinesis. 
Numerose sono state le iniziative, in questi anni, organizzate sul territorio. Tra le ultime ci teniamo a ricordare: 

+ l’incontro pubblico con l’antropologo Andrea Staid sulle condizioni dei migranti in Italia, durante il quale sono stati approfonditi i temi dello sfruttamento, delle nuove forme di schiavitù, dei massacri, della xenofobia, della solidarietà, del meticciato culturale, delle lotte dei lavoratori (senza distinzioni in base al colore della pelle) e delle procedure per il possesso di documenti; 

+ l’assemblea pubblica con il professor Pietro Basso riguardo le vere cause dell’immigrazione.
Inoltre il Kinesis, ha contrastato con vari presidi le derive xenofobe e razziste perpetuate da Lega e fascisti nei confronti degli immigrati e dei richiedenti asilo.

L’iniziativa del 5 marzo avrà come protagonista Emmanuel Mbolela e il suo libro ” Rifugiato. Un’odissea Africana“. Mbolela, originario della Repubblica Democratica del Congo, è stato militante dell’opposizione ed è dovuto fuggire dal suo paese nel 2002. Ha poi ottenuto asilo politico in Olanda, nel 2008. Il suo viaggio è durato sei anni, durante i quali ha affrontato – come migliaia di altri africani – difficoltà e sofferenze: racket, contrabbandieri, agguati nel deserto del Sahara, lavoro nero e, infine, il Marocco, dove è rimasto bloccato per quattro anni. Lì, con altri compagni, ha fondato l’associazione dei rifugiati congolesi in Marocco, rifiutandosi di essere una vittima silenziosa e impotente, organizzando lotte e reti di solidarietà. Da lì ha incontrato reti di attivisti pro-rifugiati in Germania e co-fondato l’associazione Afrique-Europe Interact.”

Di seguito alcuni stralci tratti da un’intervista rilasciata da Emmanuel Mbolella alla rivista www.carmillaonline.com.

Da che il mondo esiste le migrazioni sono sempre avvenute, e sicuramente nei giovani che partono c’è una compresenza di motivazioni. Con la planetarizzazione delle comunicazioni e dell’informazione, c’è il desiderio di conoscere, di viaggiare, di avere la possibilità di essere più liberi. Il pianeta Terra è la casa di tutti e le strade che gli uomini e le donne migranti intraprendono per venire in Europa non sono gli africani che le hanno create, le hanno create gli europei per saccheggiare l’Africa, queste strade oggi devono essere libere e sicure per i migranti che vogliano farle nel senso inverso.  D’altro canto vorrei sottolineare che per molti non si dovrebbe parlare di migrazione economica, ma di persecuzione economica, perché la povertà e la mancanza di risorse da cui si fugge è il risultato del colonialismo prima e oggi dello sfruttamento delle multinazionali che hanno la protezione di governi corrotti. Uno dei discorsi che si ascoltano in Europa è che con la conquista dell’indipendenza dal colonialismo la colonizzazione nei Paesi africani sia stata annullata. Purtroppo non è così l’eredità del colonialismo e la colonizzazione sono continuati con lo sfruttamento delle risorse e delle materie prime da parte delle multinazionali e dal ricatto – a livello strutturale ed economico – delle politiche della Banca Mondiale e del Fondo Monetario Internazionale. […] Migranti e rifugiati non sono solo vittime, si sanno organizzare. Ci sono due cose importanti, che ho cercato di far emergere nel libro, da un lato, la solidarietà pragmatica e diretta. I migranti si aiutano e si consigliano, non pensano solo a se stessi. È un piccolo mondo che nessuno conosce e che garantisce la sopravvivenza di migliaia di persone. E poi c’è l’auto-organizzazione, la lotta. Forte della mia esperienza politica, ho contribuito a fondare l’associazione dei rifugiati congolesi in Marocco. Organizzammo le prime dimostrazioni davanti all’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati e abbiamo rivendicato dignità e diritti. Abbiamo iniziato a porre richieste al di là del singolo aiuto e della carità per la sopravvivenza. Abbiamo posto questioni politiche. Quattro anni di lotte. Di sofferenze e di lotte. […] Esternalizzare le frontiere è immorale e illusorio, così com’è illusorio cercare di fermare la migrazione inviando nei Paesi africani le immagini dei morti nel mediterraneo. Il Marocco ha giocato un ruolo di precursore nella politica migratoria europea dell’esternalizzazione: l’Europa, con il primo provvedimento euroafricano del 2006 istituzionalizza formalmente l’esternalizzazione dell’asilo: finanziare il Marocco per rinviare gli esseri umani nel deserto. La caratteristica fondamentale del processo di esternalizzazione voluto dall’Unione Europea apre delle trattative con paesi terzi senza tenere in considerazione quale sia lo stato dei diritti umani in questi luoghi o come vengano gestite dai governi locali le questioni migratorie. L’unico elemento che viene preso in considerazione è quello dell’interesse geopolitico, nel senso che vengono aperte trattative con Paesi “chiave” alla luce della loro vicinanza con l’Europa. Se da sempre si fa un utilizzo strumentale dei fondi allo sviluppo, adesso si è proprio messo nero su bianco che tali aiuti sono incentivi o penalità per chi collabora o meno nelle procedure di espulsione e rimpatrio. Gli aiuti allo sviluppo sono così diventati ufficialmente uno strumento di attuazione di politiche di controllo nei paesi di origine e transito dei flussi migratori. In pratica il traffico di uomini e soldi di cui sono accusati i passeurs viene gestito dall’Unione Europea e dagli Stati coinvolti. Si parla dei trafficanti di uomini come il peggior esempio della specie umana, ma quando le negoziazioni vengono fatte a livello istituzionale, come si è fatto con la Turchia, Marocco, Algeria, così come ora con le milizie libiche, lo stesso traffico di uomini assume un carattere non moralmente denunciabile. Il viaggio viene reso più difficile ma non viene sicuramente fermato il flusso migratorio.


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