Una serata a sostegno di Hayat Onlus, per dare una speranza ai bambini siriani in Turchia

Hayat Onlus e COVO organizzano una serata a sostegno della campagna “Vita oltre il confine – una speranza per i bambini siriani in Turchia ”. La raccolta fondi, promossa da Hayat e Amal for education, ha lo scopo di aprire un Community center a Gaziantep, città turca al confine con la Siria, in cui vivono più di 400.000 profughi siriani. L’obbiettivo è quello di creare uno spazio di sviluppo personale e di integrazione destinato a circa 100 bambini/e orfani/e in condizioni di disagio o impiegati nel lavoro minorile, alle loro madri, spesso vedove, e ai capifamiglia pesantemente svantaggiati nella realtà turca che li accoglie.
L’appuntamento è per venerdì 5 aprile,ore 21,in Sala Montanari a Varese (via dei Bersaglieri 1). Nel corso della serata verrà proiettato il road movie “La merce siamo noi” di Raffaello Rossini. Il documentario, prodotto da Melting Pot Europa in collaborazione con Borders of Borders, racconta, attraverso le storie di alcuni profughi siriani, delle conseguenze degli accordi tra Unione Europea e Turchia, del lavoro minorile che coinvolge migliaia di bambini siriani rifugiati in turchia, delle bombe su Aleppo che riecheggiano fin sotto ai balconi di Gaziantep. L’ingresso sarà a offerta libera e l’intero incasso della serata sarà devoluto ad Hayat, come contributo alla raccolta fondi.

In queste righe Erika Capasso, una delle fondatrici di Hayat Onlus, ci racconta dove e come è nato questo viaggio di resilienza al fianco dei profughi siriani, che unisce Gaziantep a Bologna e che che il 5 aprile coinvolgerà la città di Varese.

Gaziantep è una città turca a 90 chilometri a nord di Aleppo ed è una città di cui facilmente ci si innamora. La città dei pistacchi, delle lavorazioni antiche di ferro e pelli, del cibo sublime, dei mosaici di Zeugma. Una città di 2 milioni di abitanti che ha dovuto, negli ultimi anni, ridefinirsi e accogliere nella propria quotidianità oltre 400.000 profughi siriani fuggiti dagli orrori della vicina guerra. In una sola città un numero pari a quello dei rifugiati presenti su tutto il territorio italiano a fine 2017 (dati UNHCR).

Tra questi c’è Alì, 10 anni. Alì prega in un angolo della fabbrica in cui lavora, alle sue spalle il vapore denso della stireria. Quando viveva in Siria giocava ad arrampicarsi sui muri e quando gli è stato chiesto quali fossero i suoi sogni, lui ha risposto: “Io non ho sogni”.

Alì è uno dei tanti volti del documentario “La Merce Siamo Noi” (di Melting Pot Europe e Borders of Borders) che racconta le storie dei minori siriani rifugiati nel sud della Turchia. Bambine e bambini che non riescono ad andare a scuola e sono costretti a lavorare per mantenere la propria famiglia.


Un’immagine tratta da La Merce Siamo Noi, un progetto di reportage nel sud-est della Turchia realizzato da Melting Pot Europa e Borders of Borders. Ph. Andrea Panico

Ed è proprio qui, a Gaziantep, che con Hayat Onlus abbiamo iniziato questo viaggio di resilienza al fianco dei bambini e delle donne che, arrivati dalla Siria, cercano di reagire e proseguire il proprio percorso di vita. Hayat è un’associazione senza scopo di lucro nata nel 2017 dopo diversi viaggi nel sud di questo grande e complesso paese, dove vive oggi il 63% dei 5,658,976 rifugiati siriani. Viaggi in cui gli sguardi di questi bambini, privati dei propri sogni, non potevano lasciarci indifferenti.

E così, abbiamo scelto di metterci in gioco al fianco di questo popolo, supportando per due anni  un orfanotrofio locale attraverso diverse attività ricreative ed educative e costruendo lì una biblioteca di oltre 400 volumi in arabo, inglese e turco, la Maktabat al Salam, Biblioteca della Pace. Oggi vogliamo continuare a farlo affrontando una nuova grande sfida per noi: aprire un community center a Gaziantep che si chiamerà Amal al Hayat Merkezi (Centro “La speranza della vita”) e che sarà un luogo sicuro, pensato per lo sviluppo personale di ciascuno, un luogo di tutela dei diritti e di integrazione. Uno spazio sociale e culturale che accoglierà bambini e ragazzi siriani profughi in Turchia, soprattutto orfani e donne capo-famiglia, cui verrà fornito supporto in materia di salute, educazione alimentare, supporto nel rapporto madre/figli e avviamento professionale oltre ad attività di tipo artistico e culturale. Per i bambini stiamo lavorando ad un programma di attività per il dopo scuola ed attività estive che mirino allo sviluppo di una sfera di sicurezza e autonomia, all’integrazione entro la comunità turca e allo sviluppo dei propri talenti, così come fatto già in questi anni di attività con l’orfanotrofio Dar al Salam. Un luogo dove leggere, studiare, giocare e crescere fuori dalle fabbriche, per Alì e per tutti i bambini e le bambine come lui.

Il lavoro e l’impegno di Hayat sono guidati da una costante tessitura di fili che collegano Gaziantep a Bologna passando per Istanbul e allargandosi ora anche a Varese. Fili che ricuciono la trama della vita di molti ragazzi, donne e famiglie, spezzati dal conflitto e da un viaggio con direzione spesso obbligata. Sono i fili della famiglia di Anas, amico e volontario di Hayat, arrivato a Bologna dopo un durissimo viaggio, che oggi vede la sua famiglia divisa tra la Siria, Gaziantep, Bologna e Milano. Ma sono i fili che uniscono ance noi a Raffaello Rossini, regista de “La Merce siamo noi”, varesino e bolognese di adozione, conosciuto per caso ad una cena di beneficenza e con cui, oltre ai diversi luoghi, condividiamo l’urgente senso di necessità di abbattere frontiere, confini, barriere e creare luoghi di vita dove ci si senta tutti parte della stessa umanità e dove nessuno si senta straniero.”

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