“Quello che i social non dicono” – un’indagine tra gli spazzini del web

Continuano le proposte cinematografiche fuori dall’ordinario al Cinema Nuovo di Varese.
Dopo le proiezioni di “Free Solo” , “Ti porto io” e “Choose Love” l’associazione Filmstudio 90 propone un nuovo documentario che indaga alcuni aspetti sotterranei e al tempo stesso fondativi della società attuale.

Lunedì 15 aprile alle ore 21, il film “Quello che i social non dicono – The Cleaners” di Hans Block e Moritz Riesewieck, una co-produzione tedesca, brasiliana, olandese, italiana e statunitense, della durata di 88 minuti, mostrerà agli spettatori un’esclusiva indagine sull’industria nascosta del digital cleaning.
Distribuito da I Wonder, eccezionalmente nelle sale italiane dal 14 al 17 aprile, il lavoro dei due registi tedeschi è la raccolta delle testimonianze di un gruppo di lavoratori filippini che si occupano di cancellare contenuti sul web provenienti da Europa e Stati Uniti per conto delle grandi aziende del web. Decine di migliaia di persone lavorano nel retrobottega dei colossi del social networking selezionando i contenuti che possono essere visibili e quelli che invece devono essere eliminati. 
Per la prima volta viene data voce a queste persone ingaggiate per osservare e valutare migliaia di immagini, testi, video e audio caricati in rete e spesso seriamente disturbanti. 

Questo lavoro nasconde riflessioni filosofiche sul concetto di arte, informazione, propaganda e giornalismo. 
Uno dei rischi principali è quello di superare la linea che separa la cancellazione, per oggettiva gravità, dei contenuti postati e la censura.
Mark Zuckerberg afferma di aver dato agli utenti “il potere di condividere qualsiasi cosa desiderino con chiunque”; ma non è così per i contenuti che violano le norme del web e si cerca di mantenere il controllo di ciò che viene pubblicato. Inoltre, spesso le aziende fanno accordi con singoli stati, o magari addirittura esclusivamente con singoli governanti. 
Secondo i canoni attuali alcune foto storiche, come quella della bimba nuda, bruciata dal napalm statunitense durante la guerra in Vietnam, non potrebbero apparire su un post o tweet.
La scelta di cosa viene o non viene pubblicato sui social network può influenzare notevolmente gli equilibri del mondo offline, dai titoli dei quotidiani mondiali alle elezioni del presidente degli Stati Uniti.
Non si tratta quindi di uno scambio libero e democratico? Quali sono gli standard di selezione?
Quanto è importante la personalità del cleaner? Chi controlla i controllori? Qual è il rapporto con “percezione e memoria collettive”? Queste sono solo alcune delle domande che mi vengono in mente e sicuramente molte altre potrebbero sorgere durante la visione del documentario.

Altro elemento di critica sociale che emerge è la condizione dei lavoratori, in questo caso giovani filippini. 
Si tratta di un lavoro salvifico, per sottrarsi alla miseria e alla microcriminalità, oppure si tratta di una condanna? Lavorare per dieci ore al giorno, visualizzando migliaia di video e immagini disturbanti può essere considerato una punizione infernale, con un’inevitabile serie di conseguenze psicologiche.
Ma sembra che qualcuno debba pur farlo.

Vi aspettiamo lunedì 15 aprile, alle ore 21, presso il Cinema Nuovo di Varese (in viale dei Mille 39). Il film sarà replicato mercoledì 17 aprile alle ore 18.15.
Ricordate che non è mai obbligatorio essere soci per entrare al Cinema Nuovo!
Costo del biglietto intero di 7,50 €, il ridotto per soci Filmstudio 90, Arci, studenti, under 18 e over 65 costa 6,00 €, il ridotto per soci Filmstudio 90 under 25 costa 3,00 €.


Gabriele Ciglia

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