Slalom SARS CoV-2 VADEMECUM

Come non portare a casa il virus insieme alla spesa, come proteggere i familiari più fragili, come muoversi se si sospetta di essere stati contagiati e come comportarsi in caso di familiare febbricitante in casa. Ecco pragmatiche risposte.



Mascherine. Di che tipo? A cosa servono?

Non sono stata l’unica a vedere persone alla guida di un abitacolo vuoto indossare una mascherina FFP3. Vorremmo fare un po’ di chiarezza per evitare utilizzi impropri del prezioso materiale sanitario, evitare la psicosi e comportamenti un po’ ridicoli.

Sulla linea del brillante blog empills.com, riportiamo alcune riflessioni.

Tanto per cominciare un Dispositivo di Protezione Individuale (DPI) è una “qualsiasi attrezzatura destinata ad essere indossata e tenuta dal lavoratore allo scopo di proteggerlo contro uno o più rischi suscettibili di minacciarne la sicurezza o la salute durante il lavoro “. Il DPI deve essere adeguato e proporzionato al rischio da prevenire, alle condizioni di lavoro e riportare la marcatura CE.

Prima doccia fredda: la mascherina chirurgica non è un DPI.

Infatti è un dispositivo medico nato per proteggere il paziente da possibili contaminazioni ma non l’operatore sanitario (ad esempio in sala operatoria).

La mascherina chirurgica non rappresenta un dispositivo di protezione delle vie respiratorie in quanto manca di filtrante e perché non aderisce completamente al viso dell’operatore. Funge da barriera a fluidi biologici, per questo viene fatta indossare anche ai pazienti con sospetta patologia trasmissibile per via droplet (es. influenza).

Esistono vari tipi di mascherine chirurgiche che differiscono per la capacità di filtrazione batterica e protezione dalla capacità di penetrazione di fluidi corporei.

I filtranti facciali invece sono dei DPI.

Stiamo parlando delle “mascherine” FFP 1/2/3 ( FF= Filtrante Facciale,  P= Protezione dalla Polvere, 1-2-3 indicano la capacità crescente di filtrazione e una perdita di tenuta decrescente) con o senza valvola espiratoria.

Le varie FFP differiscono per la capacità di proteggere l’operatore dagli agenti biologici presenti nell’ambiente a concentrazioni crescenti piuttosto che da agenti di dimensioni minori.

Per la prevenzione del rischio biologico da agenti virali aerodispersi, come il nostro Covid-19, è consigliato l’utilizzo di una FFP2; durante l’esecuzione di procedure che producono aerosol (intubazione, estubazione, broncoscopia, NIV, RCP, ventilazione manuale ecc..) è indicato l’utilizzo di una FFP3.

Indossare la mascherina chirurgica serve per proteggere gli altri, se si è positivi o sospetti portatori sani.

Indossare Filtranti Facciali FFP2/3 se si presta assistenza ad un paziente positivo o sospetto a meno di un metro di distanza e se le manovre implicano produzione di aerosol: 
NON AL SUPERMERCATO O PER STRADA QUINDI. 

Come devo mettere e togliere la mascherina chirurgica?

  • prima di indossare la mascherina, lavati le mani con acqua e sapone o con una soluzione alcolica
  • copri bocca e naso con la mascherina assicurandoti che sia integra e che aderisca bene al volto
  • evita di toccare la mascherina mentre la indossi, se la tocchi, lavati le mani
  • quando diventa umida, sostituiscila con una nuova e non riutilizzarla; in quanto maschere mono-uso
  • togli la mascherina prendendola dall’elastico e non toccare la parte anteriore della mascherina; gettala immediatamente in un sacchetto chiuso e lavati le mani.

Come devo indossare correttamente il filtrante facciale?

  • effettuare la prova di tenuta di un respiratore FFP2/3 bloccando la valvola di esalazione o coprire con le mani la superficie filtrante del respiratore ed effettuare un’inspirazione profonda e rapida_ la pressione all’interno del dispositivo dovrebbe abbassarsi e questo aderire al volto. L’aria deve entrare solo dai filtri e non dai bordi. 
  • effettuare un’espirazione rapida: se la pressione all’interno aumenta e non si hanno perdite di aria ai bordi, il dispositivo ha una buona tenuta.

Non è utile indossare più mascherine sovrapposte. L’uso razionale delle mascherine è importante per evitare inutili sprechi di risorse preziose. 

Non è consigliato l’uso di maschere fatte in casa o di stoffa (ad esempio sciarpe, bandane, maschere di garza o di cotone), queste infatti non sono dispositivi di protezione e la loro capacità protettiva non è nota.

L’utilizzo della mascherina chirurgica aiuta a limitare la diffusione del virus, ma che deve essere adottata in aggiunta ad altre misure di igiene respiratoria e delle mani.

Infine, è bene ricordare il primo principio della metodologia Crisis Resources Management: conosci il tuo ambiente. Nessun DPI, per quanto sofisticato, ci può proteggere se non usato correttamente.

Sterilizzazione e riutilizzo

L’Istituto Superiore di Sanità (ISS) dichiara: “non esiste una procedura standard e accettata per disinfettare le mascherine chirurgiche e i filtranti facciali (FFP2- FFP3)”. “Questi dispositivi – spiega Paolo D’Ancona, medico epidemiologo dell’Iss – sono, per certificazione, prodotti monouso, quindi si tratterebbe di procedure che potrebbero mettere a rischio le reale capacità filtrante o la forma del dispositivo o i suoi accessori, come l’elastico per fare un esempio”.

Tuttavia per guardare alla radice della questione, vogliamo affrontarla prendendo spunto dall’interessante dibattito sulla questione postasi anche da studi di ricerca approfonditi dall’articolo de ‘Il Fatto Quotidiano’

‹‹Secondo lo studio (del Fudan University Medical College di Shanghai) le maschere mediche monouso possono essere disinfettate, anche avvolgendole in sacchetti per la pulizia domestica e utilizzando un asciugacapelli elettrico per 30 minuti. Questo metodo non influirebbe sull’effetto di ritenzione del filtro originale delle maschere e i virus contaminati verrebbero inattivati. Ma non ci sono raccomandazioni condivise a livello internazionale sull’effettivo funzionamento del procedimento.

Sul sito dell’International Medical Center di Beijing, in Cina, invece, si fa riferimento a un altro procedimento che trova maggiori conferme tra gli esperti, ma pone altri problemi. Le mascherine potrebbero essere disinfettate se riscaldate per 30 minuti a temperature superiori 56 gradi Celsius. La singola sterilizzazione a calore secco – viene ipotizzato di portarle a 70 gradi Celsius per 30 minuti – sarebbe in grado di inattivare efficacemente il virus senza influire sulla funzione protettiva della maschera. Non è chiaro, tuttavia, se eseguire più volte la disinfezione influisca o meno sull’effetto protettivo della maschera.

Il virologo Francesco Broccolo, docente di Microbiologia clinica dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca. “Vanno fatte alcune precisazioni – spiega – perché a 56 o 70 gradi non si può parlare di una completa sterilizzazione (le spore resistono), ma di unabbattimento significativo della carica virale e della infettività del virus”. Il punto è capire se tali temperature possono compromettere l’integrità della mascherina. Ma parliamo di procedimenti che non vanno fatti con leggerezza e, va detto, “non esiste una procedura standard”. “Inserire le mascherine nelforno di casa non mi sembra una grande idea – suggerisce il virologo – anche perché, se anche si abbatte il virus, il problema sono le scorie. E poi sono diversi i fattori che possono compromettere l’integrità delle mascherine, rendendole perfino pericolose. I procedimenti suggeriti, ad esempio,non riguardano i forni a microonde e, in generale, quelli domestici e andrebbero eseguiti in vani utilizzati ad hoc”. Insomma, si tratta di procedure riservate al personale tecnico degli ospedali e sconsigliate ai cittadini.››

https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/03/21/mascherine-allo-studio-sistemi-per-disinfettarle-con-il-calore-e-poterle-riutilizzare-iss-non-ce-ancora-procedura-condivisa/5744494/

Si può riutilizzare la mascherina?

Abbiamo trovato interessante l’artico de ‘La Repubblica’, che non ha paura di guardare in faccia la realtà, di cui riportiamo: 

‹‹Visto che scarseggiano, chi è riuscito a comprarne una deve necessariamente utilizzarla più volte anche se le mascherine protettive dovrebbero essere monouso. Ma un aiuto potrebbe arrivare dallo Stabilimento Chimico Farmaceutico Militare di Firenze, uno dei centri dell’Agenzie Industrie della Difesa, che ha preparato una procedura per la “sanitizzazione delle mascherine” monouso.

Il documento di tre pagine stilato dai chimici dell’Esercito – che però chiariscono che si tratta di “una procedura ad uso interno, non ancora approvata” e dunque da non mettere in pratica a casa – indica le “istruzioni d’uso” per sanitizzare le mascherine e poterle così riciclare.

Una manovra, si precisa nel comunicato, valida “solo ed esclusivamente nei casi in cui sia valutato applicabile il riutilizzo dei dispositivi di protezioni individuale a seguito di carenza causata dall’emergenza sanitaria da coronavirus”. Per disinfettare le mascherine bisogna dotarsi di una “soluzione idroalcolica al 70% in erogatore spray ecologico o altro dispenser”. 

Poi bisogna seguire una dettagliata serie di passaggi, ricordandosi “che sia la superficie esterna” della maschera che le mani “possono essere contaminate dal virus”.

Come ‘sanitizzare’ le mascherine

Dopo aver lavato accuratamente le mani, togliere la mascherina indossata sul viso utilizzando gli elastici e cercando di evitare di toccarla nella sua parte interna. Poi lavarsi nuovamente le mani, indossare un nuovo paio di guanti monouso o in alternativa sanitizzare le mani con una soluzione idroalcolica al 75-85%. Poi adagiare la mascherina su una superficie precedentemente pulita/sanitizzata con la parte esterna verso l’alto e spruzzare uniformemente la soluzione idroalcoolica al 70% su tutta la superficie compresi gli elastici. Girare la mascherina e ripetere l’operazione. Lasciare agire la soluzione fino a completa evaporazione in un luogo protetto (almeno 30 minuti, il tempo di asciugatura può variare in funzione delle condizioni ambientali).

La potenza della soluzione alcolica al 70%

Dopo l’asciugatura, trascorso il tempo suddetto, la mascherina è sanitizzata, evitare pertanto di contaminarla, soprattutto nella parte interna. In caso di persistenza di odore di alcool si consiglia di lasciare ulteriormente asciugare su di una superficie pulita e sanitizzata, altrimenti riporre la mascherina in una busta di plastica fino al nuovo uso.

“Anche se non è raccomandato il riutilizzo delle mascherine, bisogna considerare che siamo in carenza di questi materiali e anche la loro efficienza dura un certo numero di ore. Quindi, se la si usa solo per andare a fare la spesa, può essere ragionevole riutilizzarla seguendo questa procedura che è corretta”, conferma l’infettivologa del Policlinico. “Anche se su questo virus non abbiamo informazioni dirette per analogia con quello della Sars e della Mers si è visto che la soluzione alcolica al 70% deterge e inattiva efficacemente il virus in 30 secondi”. ››

https://www.repubblica.it/salute/medicina-e-ricerca/2020/03/24/news/coronavirus_infettivologa_la_mascherina_chirurgica_e_un_atto_di_generosita_quelle_con_la_valvola_proteggono_solo_chi_le_-252148812/?refresh_ce

Fuori casa

Potenzialmente il virus si può trovare ovunque: specialmente sulle maniglie delle porte, sui pulsanti degli ascensori, sui cellulari, sul manico del carrello della spesa. 

Lavaggio delle mani.

Per questo il lavaggio e la disinfezione delle mani sono la chiave per prevenire l’infezione. È essenziale lavarsi le mani spesso e accuratamente con acqua e sapone per almeno 60 secondi. Se non sono disponibili acqua e sapone, è possibile utilizzare anche un disinfettante per mani a base di alcool (concentrazione di alcool di almeno il 60%). Seguire le regole del lavaggio delle mani in maniera frequente e sempre prima di toccarsi il viso!

I guanti proteggono? 

Sì, evitano che il virus entri in contatto con la cute delle mani, ma non lo fanno scivolare via. I guanti si sporcano esattamente come si sporcano le mani, e anzi è possibile che l’uso dei guanti, come delle mascherine, possa addirittura aumentare il rischio di infezione a causa di un falso senso di sicurezza e di un maggiore contatto tra mani, bocca e occhi.

Quanto tempo sopravvive il nuovo Coronavirus sulle superfici?

Secondo l’ISS, le informazioni preliminari suggeriscono che il virus possa sopravvivere alcune ore, anche se è ancora in fase di studio.
L’utilizzo di semplici disinfettanti è in grado di uccidere il virus annullando la sua capacità di infettare le persone, per esempio disinfettanti contenenti alcol (etanolo) al 75% o a base di cloro all’0,5% (candeggina).
Ricorda di disinfettare sempre gli oggetti che usi frequentemente (il tuo telefono cellulare, gli auricolari o un microfono) con un panno inumidito con prodotti a base di alcol o candeggina (tenendo conto delle indicazioni fornite dal produttore). 

Per i più intrepidi e per chi non si accontenta, cerchiamo di andare a fondo nella questione grazie a un altro articolo di ‘La Repubblica’:

‹‹In un esperimento citato nello studio del National Institutes of Health virology laboratory di Hamilton (Montana, Usa), in via di pubblicazione sul New England Journal of Medicine, risulta che il coronavirus può restare nell’aria, nelle goccioline di saliva, fino a 3 ore. Sulle superfici invece, fra sette diverse analizzate, circa 24 ore sul cartone e fino a 3 giorni su superfici di plastica o metallo. 

Comunque, in attesa di riscontri scientifici definitivi, Marilyn Roberts, microbiologa della School of Public Health dell’Università di Washington, chiarisce: “Non sappiamo se è possibile contrarre il Covid-19 al contatto con superfici contaminate”. Gli scienziati del Nih si limitano a riportare i dati che dimostrano come il coronavirus “resista” più a lungo rispetto ad altri tipi di superficie, ad esempio il rame, da dove scompare in quattro ore.››

https://www.repubblica.it/scienze/2020/03/12/news/coronavirus_permanenza_superfici-251099780/?refresh_ce

Per questo si ribadisce l’importanza di seguire pedissequamente le regole igieniche del lavaggio delle mani.

Dentro casa

In questa sezione ci concentriamo su tutto ciò che occorre sapere per una corretta gestione della pandemia in corso tra le mura domestiche. Inizieremo con un breve chiarimento sui sintomi e sul come comportarsi nel caso si presentino, per poi approfondire il controverso argomento dell’isolamento domiciliare. Vedremo poi di comprendere l’ipotizzata pericolosità di alcuni farmaci di uso comune nel corso di un’eventuale infezione da Covid-19, per poi finire con un appunto riguardante i nostri animali da compagnia.

Incubazione

E’ il periodo di tempo che intercorre fra il contagio e lo sviluppo di sintomi. Recenti evidence fornite dallo European Centre for Disease Prevention and Control (ECDC) delimitano il periodo di incubazione del Sars-Cov-2 tra i 2 e 12 giorni, fino ad un massimo di 14 giorni. 

Sintomi 

Ci sono tre principali campanelli d’allarme: febbre, tosse secca e difficoltà respiratorie. 

Dal più vasto studio realizzato in Cina su 55.924 casi confermati in laboratorio sono emersi i seguenti dati di prevalenza dei diversi sintomi: 

  1. Febbre (87,9%) mette in allarme quando supera i 37.5° C e non risponde agli antipiretici
  2. Tosse secca, stizzosa (67,7%)
  3. Respiro difficoltoso (38,1%)
  4. Tosse grassa (33,4%)
  5. Fame d’aria (18,6%)
  6. Mal di gola (13,9%)
  7. Mal di testa (13,6%)
  8. Dolore a muscoli e articolazioni (14,8%)
  9. Brivido (11,4%), 
  10. Nausea o vomito (5,0%), 
  11. Congestione nasale (4,8%)
  12. Diarrea (3,7%), 
  13. Tosse con sangue (0,9%) 
  14. Congiuntivite (0,8%)

Cosa fare in caso di sintomi

In caso di sintomi sospetti occorre rimanere in casa senza recarsi al pronto soccorso, dal medico di famiglia o in guardia medica. Per informazioni su come procedere, telefonare al medico di famiglia (o al pediatra) oppure chiamare il numero verde regionale (Lombardia: 800 894 545)

Isolamento domiciliare

A ) Persona con sintomi sospetti o positività confermata

  1. La persona con sospetta o accertata infezione da COVID-19 deve stare lontana dagli altri familiari, in una stanza singola ben ventilata e non deve ricevere visite. Se ciò non è possibile, mantenere una distanza di almeno 1 metro dalla persona malata e dormire in un letto diverso.
  2. Chi assiste il malato deve essere in buona salute.
  3. Chi assiste il malato deve indossare una mascherina chirurgica (vedi in seguito il corretto utilizzo della mascherina*).
  4. Le mani vanno accuratamente lavate con acqua e sapone o con una soluzione idroalcolica dopo ogni contatto con il malato o con il suo ambiente circostante, prima e dopo aver preparato il cibo, prima di mangiare e dopo aver usato il bagno.
  5. Le mani vanno asciugate utilizzando asciugamani di carta usa e getta. Se ciò non è possibile utilizzare asciugamani riservati alla singola persona.
  6. Chi assiste deve coprire la bocca e il naso quando tossisce o starnutisce utilizzando fazzoletti possibilmente monouso o il gomito piegato, quindi deve lavarsi le mani. 
  7. Se non si utilizzano fazzoletti monouso, lavare i fazzoletti in tessuto utilizzando sapone o normale detergente con acqua. 
  8. Evitare il contatto diretto con i fluidi corporei (in particolare con secrezioni orali, respiratorie, feci e urine) utilizzando guanti monouso. 
  9. L’allattamento al seno è consentito, purché la madre indossi una mascherina e adotti tutte le norme di igiene delle mani descritte.
  10. Utilizzare contenitori con apertura a pedale dotati di doppio sacchetto posizionati all’interno della stanza del malato per gettare guanti, fazzoletti, maschere e altri rifiuti.
  11. Nel caso di isolamento domiciliare va sospesa la raccolta differenziata per evitare l’accumulo di materiali potenzialmente pericolosi che vanno invece eliminati nel bidone dell’indifferenziata.
  12. Mettere la biancheria contaminata in un sacchetto dedicato indossando i guanti. Non agitare la biancheria sporca ed evitare il contatto diretto con pelle e indumenti.
  13. Evitare di condividere con il malato spazzolini da denti, sigarette, utensili da cucina, asciugamani, biancheria da letto, ecc. 
  14. Pulire e disinfettare quotidianamente il mobilio nella camera da letto del malato, nonché i servizi igienici e le superfici dei bagni, con un normale disinfettante domestico o con prodotti a base di cloro (candeggina) alla concentrazione di 0,5% di cloro attivo, oppure con alcol 70% sempre indossando i guanti e indumenti protettivi (es. un grembiule di plastica). 
  15. Utilizzare la mascherina quando si cambiano le lenzuola del letto del malato. 
  16. Lavare vestiti, lenzuola, asciugamani, ecc. del malato in lavatrice a 60-90°C usando un normale detersivo oppure a mano con un normale detersivo e acqua, asciugandoli accuratamente. 
  17. Se un membro della famiglia mostra i primi sintomi di un’infezione respiratoria acuta (vedi sopra) contattare il medico curante, la guardia medica o i numeri regionali.
  18. Evitare il trasporto pubblico per raggiungere la struttura sanitaria designata; chiamare un’ambulanza oppure – se è effettivamente necessario – trasportare il malato in un’auto privata aprendo i finestrini del veicolo. 
  19. La persona malata dovrebbe indossare una mascherina chirurgica per recarsi nella struttura sanitaria e mantenere la distanza di almeno 1 metro dalle altre persone. 
  20. Qualsiasi superficie contaminata da secrezioni respiratorie o fluidi corporei durante il trasporto deve essere pulita e disinfettata usando un normale disinfettante domestico con prodotti a base di cloro (candeggina) alla concentrazione di 0,5% di cloro attivo oppure con alcol 70%.

B) Persona asintomatica che ha avuto un contatto sospetto 

L’isolamento domiciliare fiduciario si estende per un periodo di 14 giorni che vanno dall’ultima potenziale esposizione fino alla fine del 14° giorno successivo a tale esposizione. E’ necessario riportare al medico l’eventuale insorgenza di sintomi.

  1. Collocare il soggetto in una stanza singola ben ventilata.
  2. Limitare il numero di coloro che entrano in contatto con il soggetto in particolar modo bambini, anziani o persona con problemi di salute.
  3. I membri della famiglia dovrebbero stare in una stanza diversa oppure, se ciò non fosse possibile, mantenere una distanza di almeno 1 metro e dormire in un letto separato. Un’eccezione può essere fatta per una madre che allatta, a patto che indossi la mascherina e sia scrupolosa nell’igiene delle mani.
  4. Limitare i movimenti del soggetto e ridurre al minimo lo spazio condiviso. Assicurarsi che gli spazi condivisi (ad es. cucina, bagno) siano ben ventilati (tenere le finestre aperte).
  5. Eseguire frequentemente l’igiene delle mani, particolarmente dopo ogni contatto con persone in isolamento.
  6. L’igiene respiratoria deve essere praticata da tutti, specialmente dai soggetti in isolamento. Ci si riferisce alla copertura della bocca e del naso durante la tosse o lo starnuto, utilizzando fazzoletti monouso o l’incavo del gomito flesso. In seguito lavarsi le mani.
  7. Evitare il contatto diretto con i fluidi corporei, in particolare le secrezioni orali, respiratorie, feci e urine.
  8. Evitare ogni possibile via di esposizione inapparente (evitare di condividere spazzolini da denti, sigarette, utensili da cucina, stoviglie, bevande, asciugamani, salviette o lenzuola). Gli utensili da cucina e i piatti devono essere puliti dopo l’uso con normale sapone o detergente e acqua.
  9. Pulire e disinfettare le superfici del bagno e dei servizi igienici almeno una volta al giorno con un normale disinfettante domestico contenente una soluzione di candeggina diluita o con una soluzione alcolica.
  10. Pulire vestiti, lenzuola, asciugamani e teli da bagno, ecc. di persone in isolamento usando un normale sapone da bucato e acqua o lavaggio in lavatrice a 60–90 ° C con un comune detergente domestico e asciugare accuratamente.

Coronavirus e farmaci 

  1. ACE INIBITORI E SARTANI: l’Agenzia Italiana del Farmaco, in merito al presunto effetto di terapie a base di medicinali anti-ipertensivi appartenenti alla classe degli ACE inibitori (Ramipril, Enalapril,…) o dei Sartani (Losartan, Valsartan,…) sulla trasmissione e sull’evoluzione della malattia da Covid-19, precisa che ad oggi non esistono in merito evidenze scientifiche derivate da studi clinici o epidemiologici, ma solo ipotesi molecolari verificate con studi in vitro. Pertanto, in base alle conoscenze attuali, si ritiene opportuno raccomandare di non modificare la terapia in atto con anti-ipertensivi (qualunque sia la classe terapeutica) nei pazienti ipertesi ben controllati, in quanto esporre pazienti fragili a potenziali nuovi effetti collaterali o a un aumento di rischio di eventi avversi cardiovascolari non appare giustificato. 
  2. IBUPROFENE: premesso che per la maggior parte delle Linee guida europee (e anche per indicazione dell’OMS) sia il Paracetamolo la prima opzione nell’automedicamento della febbre e del dolore in caso di accertata/sospetta infezione da Covid19, l’Agenzia Europea del Farmaco (EMA) puntualizza come non ci siano prove scientifiche che dimostrino l’ibuprofene possa aggravare gli effetti del coronavirus Sars-CoV-2. Attualmente dunque non ci sono ragioni per interrompere il trattamento con ibuprofene, in particolare per i pazienti che assumono il farmaco o altri FANS per malattie croniche.

Coronavirus e animali domestici

Non esiste alcuna evidenza che gli animali domestici possano trasmettere il Sars-Cov-2 all’uomo. Esistono invece ad oggi 2 casi scientificamente conosciuti e analizzati di animali che hanno contratto l’infezione dall’uomo (una casistica tuttavia troppo piccola perché si possa arrivare ad una qualunque conclusione in merito). Si tratta di un piccolo cane pechinese trovato positivo al Covid-19 ad Hong Kong (il tampone si è negativizzato in pochi giorni, non ha sviluppato nessun sintomo e non si sono trovati anticorpi contro il virus) e di un gatto contagiato dal suo padrone positivo al Covid19 a Liegi (l’infezione è stata confermata e il felino ha sviluppato dei sintomi).

Il buonsenso ad oggi suggerirebbe quindi di tutelare i nostri animali domestici evitando il contatto ravvicinato con persone positive al virus, anche perché il pelo degli stessi animali potrebbe teoricamente fungere da veicolo dell’infezione per altri membri della famiglia.

Iside Macario, laureanda in infermieristica
Nicolò Tamburini, medico

Fonti, siti consultabili e caldamente consigliati

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...