“ANTIFASCISTI SEMPRE, INDIFFERENTI MAI”. Intervista a Ester Maria De Tomasi.


In occasione di questo 25 aprile atipico, che non vedrà le consuete celebrazioni, i cortei e i concerti, abbiamo deciso di fare una chiacchierata con la Presidente Provinciale dell’Anpi Varese, Ester Maria De Tomasi. Ne è emerso un dialogo che proseguirà, sicuramente, anche nei prossimi mesi.

Come ti sei avvicinata all’Anpi? In che modo ne sei diventata la Presidente Provinciale?
La mia strada ha incontrato quella dell’Anpi dopo la morte di mio padre, Sergio De Tomasi, avvenuta nel 2009. Per molti anni, mio padre si era recato nelle scuole della provincia per raccontare il suo impegno nella Resistenza e la successiva deportazione nel campo di concentramento di Mauthausen. Dopo la sua morte mi fu chiesto di continuare a tenere viva la sua testimonianza e iniziai così a incontrare i ragazzi nelle scuole.

Sergio De Tomasi quando si recava nelle scuole

Fu in queste occasioni che entrai in contatto con l’associazione. Fui invitata per le prime volte nella sede di Viale Belforte, dove conobbi Angelo Chiesa, ex partigiano e allora Presidente provinciale. Da lì è iniziato il mio percorso nelle fila dell’Anpi che mi ha portato a ricoprire il mio attuale ruolo.

Ci racconti qualche particolare della vicenda di tuo padre?
Mio padre, quando venne chiamato alle armi, era un ragazzo; sapeva che il suo destino era quello di andare in guerra, che non esistevano alternative. Scelse di seguire il corso di radiotelegrafista nella speranza di poter entrare in marina, ma fu successivamente costretto ad arruolarsi nella fanteria, aggregato all’artiglieria a cavallo. Partì per la Campagna di Russia nel 1941 e fu segnato nel profondo da quell’esperienza. Quando iniziò ad aprirsi, ormai in età avanzata, una delle immagini che evocava più spesso era quella delle acque degli affluenti del Don che, mosse dagli zoccoli dei cavalli, vedevano emergere decine, centinaia di cadaveri. E poi di nuovo cadaveri, quelli dei propri compagni assiderati a causa dell’equipaggiamento inadatto. Un ragazzo poco più che ventenne si trovò a vivere letteralmente in mezzo ai morti, una condizione terribile.
Riuscì a sopravvivere e, dopo l’8 settembre, decise di unirsi alla Resistenza. Quando le forze partigiane furono sconfitte al monte San Martino, si mise in salvo in Svizzera. Decise, nonostante tutto, di rientrare in Italia e si recò a Milano, dove aveva fatto il militare, per organizzare una formazione partigiana. Lì, a causa di un tradimento, fu arrestato e poi deportato a Mauthausen, dove rimase per circa un anno.

C’è un’altra figura, particolarmente significativa, di cui ti piacerebbe parlarci?
Vorrei parlarvi di Rosetta Garibaldi, allora diciassettenne, che viveva con la sua famiglia alla cascina della Gera a Voldomino, nei pressi di Luino.

Rosetta Garibaldi

La famiglia di Rosetta aiutava gli ebrei prima che superassero il valico e ospitava i partigiani della Banda Lazzarini, impegnata in quella zona in azioni contro i nazifascisti, condividendo con loro il poco cibo che aveva a disposizione. Quando i partigiani vennero catturati e fucilati, alcuni sul posto, alcuni a Brissago Valtravaglia, altri presso l’Ippodromo di Varese, la famiglia Garibaldi fu arrestata e la cascina, per rappresaglia, data alle fiamme.
Rosetta, quando parla di quell’episodio, dice che non si è mai pentita di aver aiutato i partigiani, che rifarebbe tutto, nonostante le conseguenze che patì la sua famiglia.
La storia di Rosetta, insieme a quella di Ivonne Trebbi, Carla Locarno e molte altre, ci insegna quanto fu importante il contributo delle donne. Un apporto che fu fondamentale anche per la Resistenza varesina: le donne recapitavano messaggi, procuravano vestiario e cibo, offrivano supporto logistico, ma, dopo il ’45, il loro contributo passò in secondo piano e solo recentemente lo si sta riscoprendo.

Come racconteresti cosè l’Anpi a un giovane che non ne ha mai sentito parlare?
Ogni anno mi reco nelle scuole della provincia di Varese e i miei interlocutori sono proprio i giovani. In queste occasioni racconto come nacque l’Associazione Nazionale Partigiani Italiani e cerco di mettere in luce i valori che ancora oggi caratterizzano le attività che promuoviamo.
Ci sono alcuni passaggi significativi di cui vale la pena parlare. L’ANPI nacque a Roma nel giugno del ’44 su indicazione del CNL (Comitato Nazionale di Liberazione).


In questa prima fase l’associazione si prodigò per sostenere i partigiani che avevano combattuto nel sud della penisola e i militari che non volevano aderire alla Repubblica di Salò. Si trattava di far fronte ai loro bisogni primari: cibo, vestiti civili, un aiuto negli spostamenti per far ritorno alle loro dimore. Nel frattempo, il Nord Italia era ancora sotto il dominio nazifascista e, per questo, fu naturale che l’associazione nascesse a Roma, con sede al Campidoglio, in una dimensione, inizialmente, locale.
Il 5 aprile del ‘45, poco prima della compiuta Liberazione del nord Italia, l’Anpi venne eretta ente morale. Il primo congresso si svolse nel dicembre del ‘47 e, in quell’occasione, venne eletto presidente il partigiano Arrigo Boldrini, il famoso “Comandante Bulow”, prima medaglia d’oro della Resistenza.
Un passaggio fondamentale è rappresentato dal congresso del 2006, quando le iscrizioni all’associazione vennero aperte a tutti coloro che si dichiarano antifascisti, non solo ai partigiani, come era accaduto fino ad allora.

A questo proposito, una delle provocazioni ricorrenti che viene rivolta all’ANPI è che l’associazione ha smarrito la sua ragione d’essere poiché i partigiani sono tutti morti. Come rispondi a questa provocazione?
Prima di tutto bisogna sottolineare che molti partigiani sono ancora in vita e il nostro compito di cittadini è quello di dare pieno ascolto e risonanza alla loro voce, alle loro testimonianze.
Detto questo, il nostro ruolo è e sarà quello di continuare a rappresentare una coscienza critica nel nostro Paese, capace di raccogliere l’eredità dei partigiani, di raccontarne le vicende e custodirne la memoria e di prendere posizioni chiare sulla base dei valori che ci hanno tramandato. Valori come quello della tolleranza e della lotta alle discriminazioni che, ad esempio, ci hanno spinto a schierarci in modo netto contro i “decreti sicurezza” promossi dal precedente Ministro dell’Interno. I partigiani ci hanno tramandato i valori dell’antifascismo e, insieme ad essi, un insegnamento fondamentale: non bisogna essere indifferenti, mai, per nessun motivo.
Un’altra battaglia a cui non rinunceremo è la piena attuazione della nostra Carta Costituzionale. Per questo andiamo nelle scuole a parlare ai ragazzi della nostra Costituzione, perché i diritti di cui godiamo siano compresi dalle nuove generazioni.

Come si pone l’Anpi nei confronti dei giovani?
Quando vado nelle scuole e parlo coi ragazzi il mio obiettivo è quello di creare un dialogo con loro, in modo che possano sentirsi protagonisti di un percorso comune, non mi interessa calare dall’alto una verità precostituita. Soprattutto nelle scuole superiori incontro molti ragazzi che sostengono di non condividere i valori che proponiamo, in alcune occasioni sono stata offesa. Malgrado il primo approccio possa essere difficile, proporre un percorso basato sull’interazione mi ha permesso di stabilire un contatto con questi ragazzi e spesso gli stessi che mi offendevano si sono fermati a dialogare dopo il suono della campana, interessati a comprendere le nostre posizioni.
L’altro aspetto che vorrei sottolineare è legato alle cerimonie che si svolgono ogni anno in occasione del 25 aprile: in queste occasioni apriamo alla possibilità per i giovani di partecipare alle manifestazioni come oratori ufficiali dell’Anpi. In questo modo, i ragazzi possono diventare protagonisti di questi momenti, con le loro parole e riflessioni.

Ester Maria De Tomasi


I progetti che realizziamo sono molti, ma quello che mi preme sottolineare è che le sedi della nostra associazione sono aperte. Siamo a piena disposizione per raccontarci, per accogliere proposte e lavorare su nuovi percorsi comuni.
Un progetto che vorremmo realizzare con l’aiuto di forze giovani è la digitalizzazione dei numerosi documenti storici a nostra disposizione. Questo passaggio rappresenterebbe un contributo prezioso per la diffusione di una maggiore e più ampia conoscenza di quella che fu la Resistenza nel nostro territorio.


Quali iniziative avete in programma per questo 25 aprile atipico?
Partendo dal 24 aprile alle 16:00, fino alla sera del 25, sui nostri canali social si susseguiranno vari artisti, che interpreteranno alcuni dei canti più celebri della Resistenza. Tra di loro Sara Bresciani del Coro Rebelde, Stefano Tosi, il violinista Nicolò Minonzio e gli studenti del liceo Manzoni a indirizzo musicale.
Inoltre, aderiremo all’appello dell’Anpi Nazionale di esporre il tricolore e di far risuonare dai propri balconi, alle 15:00 del 25 aprile, le note di Bella Ciao.

Per finire, hai un consiglio di lettura per questo 25 aprile?
Vi consiglio un libro fresco di pubblicazione: la biografia di Ivonne Trebbi, intitolata “Ivonne, una vita da partigiana”.

Ivonne Trebbi nacque nel 1928 in Emilia Romagna, da una famiglia di braccianti. L’esperienza sotto il regime la spinse a diventare partigiana, con il nome di battaglia “Bruna”. Nel ’43 venne arrestata, imprigionata e picchiata, ma non cedette alle sofferenze che le vennero inflitte. Terminato il conflitto, Ivonne continuò il suo impegno civile e, nel 1958, con il trasferimento a Varese, cominciò la sua militanza nelle fila del Partito Comunista locale, fino all’elezione a parlamentare. Ancora oggi, ascoltando le sue testimonianze, si rimane colpiti dalla sua combattività e dalla capacità di parlare a tutte le generazioni.

Andrea Cazzolaro

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