Ricordare il passato per costruire il futuro – Lezioni di Antimafia con Libera Varese

Come gruppo giovani di Libera Varese, durante il periodo della quarantena, abbiamo deciso di dare senso al tempo a disposizione utilizzandolo per formarci e informare. Abbiamo ascoltato il quarto ciclo di lezioni di antimafia proposto dalla Scuola di Formazione “Antonino Caponnetto” in collaborazione con Radio Popolare, intitolato “In nome di… Storie e ritratti di donne e uomini contro mafia e corruzione”.

Le lezioni di antimafia hanno risvegliato in ognuno di noi la voglia di conoscere e comprendere fenomeni complessi e ci hanno accompagnato in questo periodo di isolamento e vulnerabilità. Il tema della criminalità organizzata è stato affrontato nella sua dimensione passata, presente e futura. Si è fatta memoria di quello che è stato, ricordando la strage di Capaci, in cui la mafia mostrò la sua natura più autentica rivelandosi come violenta assassina, noncurante del bene più prezioso: la vita.

“In nome di chi non c’è più”

La lezione ha visto la partecipazione di Giuseppe Costanza, autista di Giovanni Falcone, sopravvissuto alla Strage di Capaci del 23 maggio 1992, dove persero la vita il magistrato, la moglie Francesca Morvillo (anche lei magistrato) e i tre agenti della scorta: Antonio Montinaro, Vito Schifani e Rocco Dicillo. Giuseppe Costanza racconta tutti i particolari di quel 23 maggio, denunciando il fatto che solo nel 2013 lo Stato si è ricordato della sua presenza e degli altri tre agenti sopravvissuti (i tre uomini erano nella Fiat Croma in coda alle altre due) ovvero Angelo Corbo, Paolo Capuzza e Gaspare Cervello. Costanza, durante l’intervista, parla anche del suo colloquio con Paolo Borsellino, che, durante i famosi 57 giorni, indagò sulla morte dell’amico e collega. In questa lezione l’ex agente ci ricorda quanto è importante parlare di mafia, “dire la Verità, affinché quello che è successo non abbia a ripetersi”.  Per ascoltare il podcast: https://www.radiopopolare.it/podcast/memos-di-ven-21-02/ . _Mattia Pescina_

Non dobbiamo dimenticare però che la lotta alle mafie non è stata perseguita solo da personaggi noti come Falcone e Borsellino, ma anche da uomini comuni, il cui nome vale la pena di essere ricordato, dal momento che le loro azioni hanno fatto la differenza

“In nome del padre”

Questa lezione ha ospitato Roberta Mauri, figlia di un imprenditore desiano che ha lavorato tra gli anni ’70 e ’90 nella produzione di mezzi di trasporto pubblico per il Milanese. Ambrogio Mauri, così si chiamava suo padre, non si è mai piegato al sistema corrotto delle tangenti che negli anni si è fatto sempre più capillare, fino ad arrivare ad escludere completamente dagli appalti i lavoratori onesti, come Ambrogio, che non si sono mai rassegnati a dover pagare mazzette per lavorare. Oggi Roberta porta avanti la memoria di suo padre parlando nelle scuole e raccontando la sua storia, che è descritta in maniera impeccabile nel libro “Un uomo onesto, storia dell’imprenditore che morì per aver detto no alle tangenti” di Monica Zapelli, a cui Roberta ha collaborato. Per ascoltare il podcast: https://www.radiopopolare.it/podcast/lezioni-di-antimafia-roberta-mauri/?fbclid=IwAR0qmfp599OXKknOyoN1c8wv5aJcHUFU94yhcn6Trb8vgC82BHH5rNnjYh8 _Andrea Spiteri_

La voce di Vincenzo Linarello ha acceso poi le nostre speranze, raccontandoci come la ‘ndrangheta abbia fallito nel suo tentativo di controllare e corrompere il territorio calabrese, anche grazie al consorzio GOEL che, mostrando ai giovani la possibilità di una vita onesta, in cui ciascuno non è soggiogato ma libero di scegliere, ha fatto breccia nel cuore e nelle coscienze di tutti.

“In nome della libertà di impresa”

In questa lezione di antimafia la voce di Vincenzo Linarello, presidente del consorzio GOEL, ci accompagna alla scoperta del territorio calabrese raccontandoci una storia di riscatto e ricostruzione; la storia di un’esperienza in continua crescita, quella di GOEL, che nasce dall’amore per la propria terra e dalla volontà di offrire un’alternativa reale ed eticamente forte. In una regione che è al 5° posto in Europa per disoccupazione giovanile e dove la precarietà viene generata dalla ‘ndrangheta come strumento di governo del territorio, GOEL nasce per mostrare concretamente il fallimento insito nell’economia mafiosa imboccando la strada dell’etica per generare reti virtuose e comunità forti e consapevoli. Con questo obiettivo GOEL, consorzio di cooperative sociali e aziende, riunisce imprenditori locali legati al turismo e all’agricoltura, e per la prima volta dimostra che opporsi alla mafia può essere anche economicamente conveniente: la comunità si reinventa nel turismo sociale, gli agricoltori vedono i frutti del loro lavoro pagati dignitosamente, nascono un marchio di alimenti bio, una linea d’alta moda legata ai tessuti etici e prodotti a mano e un progetto di cosmetica che lavora con ciò che era stato considerato uno scarto della lavorazione agricola. Una testimonianza che ancora una volta ci dimostra come la depressione sociale, strumento di controllo dei poteri forti, può essere combattuta concretamente partendo dal basso e senza perdere la speranza perché, come dice Linarello, “un popolo che spera è un popolo indomabile, la speranza è la cosa più eversiva che ci possa essere”. Per ascoltare il podcast: https://www.radiopopolare.it/…/lezioni-di-antimafia-linare…/ _Cecilia Santo_

In queste lezioni si è affrontato anche il tema della “ bellezza” intesa come amore per la natura e il paesaggio, che rischiava di essere distrutta da associazioni affaristiche di stampo mafioso. L’attaccamento alla propria terra e la volontà di conservarla libera e selvaggia ha mosso il coraggio di Renata Fonte che morì difendendo i suoi ideali.

“In nome della madre”

La lezione vede la partecipazione di Viviana Matrangola, figlia di Renata Fonte, uccisa dalla mafia a Nardò (Lecce) nel 1984 per aver difeso la sua terra, la splendida area di Porto Selvaggio, dalla speculazione edilizia di gruppi affaristico-mafiosi; a intervistarla c’è il professor Nando dalla Chiesa, presidente della Scuola di Formazione “Antonino Caponnetto”. La lezione è stata coordinata da Lele Liguori. Viviana Matrangola ci racconta dell’eredità di coraggio lasciatale da sua madre, e ci parla di una donna, assessora alla cultura e al turismo, che si batté per la Bellezza, non solo come valore estetico, ma come ideale di Giustizia. Renata Fonte si spese per tutelare la sua terra e il suo mare, per proteggere questo Bene Comune dall’appetito di pochi, e utilizzò “il diritto a esercitare il proprio dovere” senza voltare la faccia e ascoltando la legge più importante, che “è quella della coscienza”. Viviana ci racconta anche del suo incontro con Libera e con i familiari delle vittime innocenti di tutte le mafie, nel “bisogno di trasformare il dolore in memoria collettiva”, tessendo una rete di persone e costruendo una famiglia, perché “l’antimafia ci ha dato quella famiglia che la mafia ci ha tolto”.Vi consigliamo di ascoltare le parole di questa figlia che ha raccolto l’eredità lasciatale (e consegnata a tutta la società civile), e che ha saputo trasformare il dolore e la rabbia in voglia di impegnarsi e in “onore di fare memoria, di condividere certi esempi”. Per ascoltare il podcast: https://www.radiopopolare.it/podcast/lezioni-antimafia-di-ven-10-01/?fbclid=IwAR2saYLZ9OJwO3mycQPj0XVlaMU0Bf2xzBeEX9fRh0vEutBuxSF4ucWl2Cw _Sara Basaglia_

Si è poi parlato del presente, in cui non dobbiamo dimenticare che il virus, o meglio la crisi economica da esso scatenata, rappresenta per le mafie la condizione adatta per accrescere consensi, sfruttando a proprio vantaggio una tragedia che è costata innumerevoli vite umane. 

“In nome della Giustizia”

Questa lezione ha visto la partecipazione di Alessandra Dolci, Procuratore aggiunto e capo della Direzione Distrettuale Antimafia di Milano, e il professor Nando dalla Chiesa, presidente della Scuola di Formazione “Antonino Caponnetto”, direttore dell’Osservatorio sulla Criminalità Organizzata all’Università Statale di Milano e Presidente Onorario dell’associazione Libera Contro le Mafie. Questa lezione, grazie agli interventi dei due ospiti, vuole spiegare agli ascoltatori il pericolo mafia durante la pandemia di Coronavirus, ovvero il rischio che aumenti il consenso, cavalcando il malcontento e la paura della gente, verso la criminalità organizzata, alimentando odio per le Istituzioni (soprattutto tra coloro che già si trovano in condizioni di vulnerabilità sociale) e, vista la crisi economica causata dalla pandemia, il rischio che soldi illeciti finiscano nelle casse delle imprese in difficoltà, (grandi e piccole) da questa “pandemia mafiosa”. Per ascoltare il podcast: https://www.radiopopolare.it/podcast/lezioni-antimafia-alessandra-dolci-nando-dalla-chiesa/ _ Mattia Pescina_

Del futuro si è discusso mettendo alla luce il legame simbiotico che esiste tra la mafia e il territorio su cui essa si trova ad operare: per sconfiggere la criminalità organizzata, infatti, l’indagine e lo studio del fenomeno mafioso vanno accompagnati da un impegno costante sul territorio, che approfondisca la conoscenza delle zone, come le periferie, in cui la malavita attecchisce più facilmente.

“In nome del futuro”

L’immagine illustra la presenza delle mafie nella Capitale

Questa lezione di antimafia ha come relatrici due ricercatrici che ci mostrano come il lavoro universitario, di indagine e studio sul fenomeno mafioso, vada di pari passo con l’impegno quotidiano sul territorio. Ilaria Meli, studiosa presso Cross (l’Osservatorio sulla Criminalità Organizzata), ci offre una panoramica sintetica e completa della difficile situazione romana, evidenziandone in modo chiaro la complessità. Il suo intervento si articola su tre dicotomie che inquadrano la mafia romana: pace/guerra, territorio/relazioni, mafie locali/tradizionali. Particolarmente forte la testimonianza della sua ricerca nelle periferie della città (Ostia, Tor Bella Monana…). Federica Cabras, invece, dottoranda in studi sulla criminalità organizzata, si è occupata di mafia in Emilia e ci descrive due settori in cui negli ultimi anni la criminalità organizzata è sempre più presente al Nord: la sanità e lo smaltimento dei rifiuti. Per ascoltare il podcast: https://www.radiopopolare.it/podcast/lezioni-di-antimafia-cabras-e-meli/?fbclid=IwAR0Pbx0blkcNzyNyp-kjCAmQ-TS2Tv_hsIBsdJ7teq2wkdOyHue1NNMuOiU _Carlo Calloni_

Come riuscire a costruire un futuro migliore, in cui ognuno diviene consapevole non solo delle azioni nefaste ad opera delle mafie, ma anche dei sentimenti che provano sia coloro che ne fanno parte sia coloro che le combattono? Uno strumento è sicuramente quello dell’arte che, tramite la sceneggiatura, ha il potere di attrarre l’attenzione degli spettatori, offrendo loro nuovi punti di vista su cui maturare una riflessione. 

“In nome dell’arte”

La relatrice di questa lezione è Monica Zapelli, sceneggiatrice e scrittrice, intervistata da Raffaele Liguori.L’arte diviene, con la sceneggiatura, un tramite attraverso il quale giungere allo spettatore e fornire spunti di riflessione con uno sguardo inedito. Dalle opere di Monica e dei suoi collaboratori emergono concetti come la solitudine, vissuta non solo da chi combatte contro la mafia ma anche dagli esponenti di quest’ultima. Essi, infatti, sono divisi tra il “dovere” verso la famiglia e quello affettivo. “Il fratello di Lea non la uccide, le brucia la macchina, cerca di minacciarla per farla rientrare nei ranghi”, afferma la Dott.ssa Zapelli. Molto interessante, anche, “Liberi di scegliere”, film ispirato alla storia del giudice Roberto Di Bella. Egli cerca di dare una possibilità differente ai ragazzi delle famiglie della ’ndrangheta calabrese. “Volete una vita diversa? – dice Monica, parafrasando. – Noi ci siamo. Il ragazzo non vuole una vita diversa? Io te la faccio vedere lo stesso, poi tu decidi, ma decidi dopo che l’hai vista.” Per ascoltare il podcast: https://www.radiopopolare.it/podcast/lezioni-di-antimafia-monica-zapelli/?fbclid=IwAR0jLwuHOYk2ZigiLZ2wUrMvO7yX9ydvPb7ZKui9GphOjuDxqXtRZ-SlTmE _Anna Mascioni_

Il futuro lo costruiamo solamente continuando a ricordare il passato, poiché la memoria è l’unica arma che l’uomo possiede per fare esperienza di ciò che è stato e per costruire così le fondamenta di una vita diversa, in cui nessuno debba più rinunciare alla propria vita per proteggere quella degli altri e in cui una crisi come quella che stiamo vivendo ora muova solidarietà e non schifosi profitti.  

                                                                                                              Benedetta Molla

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